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Giovedì, 31 Marzo 2016 00:00

Allattamento misto: la 'aggiunta' di fatica

Biberon con agggiunta di latte artificiale Biberon con agggiunta di latte artificiale

 Come funziona la "aggiunta" di latte artificiale? Si può tornare all'allattamento esclusivo?

La "aggiunta" è sempre più comune e arriva sempre prima. I neonati allattati esclusivamente al seno alle dimissioni dall'ospedale sono circa il 90% ma dopo 6 mesi questa percentuale scende drasticamente fino al 30%. Le mamme sono confuse e le informazioni che ricevono non fanno che aumentare il loro senso di colpa e peggiorare la situazione. L'aggiunta è quasi sempre l'anticamera di un allattamento che finisce prima del tempo.
Silvia Colombini ci parla dei sentimenti delle neomamme a cui viene consigliata e di quali sono i passi importanti da compiere per avere maggiore successo nell'allattamento.

***

Ecco. Quando ti danno l'aggiunta (e capita veramente tanto, troppo, spesso..) Ia testa inizia davvero a far male. Per non parlare del cuore.
Talvolta arriva subito, talvolta manco ti hanno fatto provare, oppure càpita inaspettata dopo qualche settimana, e poi...ancora più frequentemente, arriva, quasi per tutte, verso il terzo mese. A dare la batosta finale, così non se ne parla più.

Già .. Perché nel frattempo, in questi tre mesi, non hai fatto altro che parlarne.
Disperatamente.
Senza esito. Senza risposta.
Nessuno a capire il tuo disagio
Nessuno a comprendere il tuo vero desiderio.

Ma tant'è... È inevitabile..."Mica lo vogliamo far morire di fame questo bambino,vero signora?", "latte materno o artificiale, che importa..quello che ci interessa adesso è che prenda peso, e in fretta!"
Poco male se ognuna di queste parole pesa come un macigno e arriva diritta al cuore come un dardo sfrecciato con violenza. Poco male se sfiora la maleducazione e l’ignoranza scientifica dandovi dell’inetta scellerata.

Questo poco importa .
Poco importa il senso di fallimento, impotenza, e di colpa che prova una mamma.
Poco importa se si sente tradita dal suo stesso corpo, se si sente impotente di fronte ad un danno che lei stessa pensa di avere compiuto.
Poco importa se poi ogni giorno sarà lei e solo lei a fare i conti con queste emozioni e con la difficile gestione quotidiana dell'allattamento misto
Questo, non interessa a nessuno e non rientra mai in nessuna cartella clinica.
Però fa male.

Fa male non capire più cosa fare, quanto latte dare, quante volte attaccarlo al seno, quanto è efficace la sua poppata e quanto invece non si può rischiare di sbagliare.
Come la fai la fai sembra essere tutto sbagliato.
Nessuno che dica la stessa cosa e sopratutto nessuno che orienti davvero verso una efficace ed immediata azione di recupero.

Chi fa un allattamento misto vive come in un limbo.
Non  si sente né carne né pesce.
Si vivono tutti i risvolti negativi sia dell’allattamento al seno che di quello artificiale.
Non doppiamente positivo, ma doppiamente faticoso.

Le poppate spesso sono interminabili e poco efficaci, altrimenti non si sarebbe entrate in questo tunnel... (peccato che nessuno ha fatto nulla per modificare queste poppate e per risolvere il problema alla radice), il bambino comunque sempre nervoso, si appisola al seno, ma subito dopo si riattiva piangendo disperatamente.
Qualcuno, dietro sadici suggerimenti, fa la doppia pesata. Tra le lacrime, sue e quelle del bambino. Poi corre a preparare un biberon di latte artificiale. Scaldare l’acqua, farla bollire, farla raffreddare, ricostituire la polvere, riportare a temperatura ottimale, somministrare il latte.
Col biberon.

Già, perchè senza altri consigli alternativi, la “aggiunta” la si dà col biberon.
Biberon svuotato in pochi minuti, spesso con grande ingestione di aria e coliche post poppata assicurate.
Peccato che poi il piccolo sia ancora agitato.
“Avrà ancora fame? si è svuotato un bibe in 5 minuti e ancora piange... potrebbe essere che non gli basta. E ora che si fa? Aumento la dose? Gliene do’ un po’ tra mezz’ora senza aspettare altre 3 fatidiche ore?”

Dubbi.
Snervanti dubbi. Che confondo, annebbiano, e innervosiscono tutta la famiglia.
E giorno dopo giorno lo sconforto aumenta.
Certo, il peso ci rassicura. Il pediatra è contento. Il marito pure, che si compiace con la nonna... ma la mamma?

La mamma ogni giorno continua a soffrire questa fatica, questo malessere, questa confusione, di non essere né carne né pesce.
E dopo poco cede. Comprensibilmente.
Le poppate si diradano, l’artificiale aumenta, il biberon viene preferito al seno, e l’allattamento esclusivo diventa sempre più una chimera.

Insomma, l’aggiunta, che è in realtà quasi sempre una totale sostituzione di pasto, se davvero “aggiunta” vogliamo chiamarla, allora la considero un’aggiunta emotiva. Un carico pesante di emozioni, vissuti, pensieri negativi. Che fanno male e rimangono per sempre nel cuore.

E quindi?
Intanto, prevenire è meglio che curare!

Essere preparate prima del parto, partorire nei luoghi con un reale sostegno all’allattamento al seno, e chiedere aiuto il prima possibile. Chi consiglia un’aggiunta senza altre strategie di recupero di produzione e di attacco al seno, non dà l’aiuto migliore.

Per eliminare le aggiunte bisogna comprendere il problema di fondo, migliorarlo e ripristinare il circolo virtuoso che va a seguire. Strumenti utili come tiralatte e Sistema di alimentazione supplementare possono essere utili. Ma non sono i soli e non gli unici raccomandati. (Per altro il tiralatte deve essere efficace e con le coppe della giusta misura).
La posizione e l’attacco vanno sempre ottimizzati e le aggiunte il più possibile somministrate senza uso del biberon.
Dal tunnel dell’aggiunta si può uscire. Ma lo si fa molto più facilmente se si interviene subito e tanto più  forte è la determinazione, la costanza ed il supporto emotivo e pratico delle persone che ci circondano e dei professionisti giusti.

Il primo passo per uscirne è infatti quello di smettere di sentirsi né carne né pesce.
Bisogna prendere una posizione, con se stesse e con gli altri familiari.
In questo percorso non si può dire vagamente “faccio una prova e vedo come va”. Questa strada richiede un gran lavoro: rimboccarsi le maniche e proseguire davvero convinte. E procedere passo dopo passo, un giorno alla volta, con piccoli obiettivi via via sempre più alti. E’ un percorso che si percorre a passo di lumaca non di ghepardo.
Ma come dice il proverbio, chi va piano va sano e va lontano... per arrivare a trasformare quella pesante aggiunta emotiva in “aggiunte” positive, gioiose, e piene di soddisfazioni.

di Silvia Colombini

 

Immagine: baby infant eating milk from bottle on Shutterstock

Silvia Colombini

Educatrice, Consulente in allattamento IBCLC, mamma

Sito web: www.latte-materno.com

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Commenti   

0 # Elena 2016-08-11 21:53
Finalmente leggo un articolo su questo argomento, la prima volta che non mi sento sola,che mi sento capita. È stata dura. Ho smesso di sentirmi confusa. Ho preso invece i miei spazzi con la mia bambina, le do il seno anche se non sono sicura di quanto mangia. Le fa bene comunque, le do un nutrimento che si chiama amore, poi arriva il biberon. Ma se ha il singhiozzo o semplicemente vuole fare la nanna è a me che si attacca ed io mi godo quei momenti anche quando il seno fa male,ma è il nostro momento. Ho sofferto ma mia figlia ha bisogno di una madre serena. Grazie perché c'è bisogno di più informazione su questo argomento. Elena
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0 # bs GenitoriChannel 2016-08-12 05:25
Grazie a te Elena per averci lasciato la tua testimonianza. Per noi è preziosa.
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